"Alberi"

Luciano Tomasin, fotografo

Mostra fotografica

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Sulla mostra

 “La Nature est un temple où de vivants piliers
Laissent parfois sortir de confuses paroles;
L’homme y passe à travers des forêts de symboles
Qui l’observent avec des regards familiars.” (Charles Baudelaire) 

Quando percorriamo i luoghi il nostro sguardo scorre spesso rapido. Qualche volta tuttavia si sofferma e coglie forme capaci di attrarci, perché risuonano in noi con singolare forza. Sono immagini che circoscriviamo nella cornice della nostra memoria, pronte ad affiorare in altri tempi e luoghi; sedimentano e radicano come una sineddoche, distillati di esperienze prolungate e complesse. Sono simboli personali di cui si tesse il senso della nostra storia e formano le costellazioni che orientano la nostra esistenza.

La nostra società ha prodotto dispositivi che generano una molteplicità di immagini, che invadono la nostra mente e da cui perciò siamo facilmente assuefatti. Perché ciò non accada dobbiamo saperle interpretare, capire come funzionano, in modo simile a come facciamo con un testo composto da parole, per impedire che scorrano via, e invece siano trattenute, messe in cornice, circoscritte, e quindi osservate e interpretate.

Le fotografie di Luciano Tomasin colgono momenti singolari durante i suoi viaggi, momenti in cui il suo sguardo ha scelto e isolato configurazioni capaci di condensare la sua esperienza. Il suo sguardo si sofferma su dei particolari del paesaggio e li traduce in immagini circoscritte, spesso caratterizzate dalla presenza di alberi che interrompono l’andamento orizzontale del terreno e si stagliano isolati nei pendii. Altre volte sono dettagli di alberi di cui emergono le morfologie e la texture delle cortecce, la grana delle superfici lisce o rugose. Sono silenziosi paesaggi spesso scabri, minerali, apparentemente inerti da cui sorgono tuttavia alcuni vegetali che il bianco e nero esalta nella loro verticalità, nel protendersi verso l’alto, verso il cielo contro cui si stagliano, oppure contro rocce e fogliame su cui si ergono.

Sono frammenti isolati, quasi astratti, inquadrati in modo da perdere pressoché la loro referenzialità - l’essere immagini di qualcosa che preesiste – ma che intessono relazioni, parziali e apparentemente casuali armonie e contrasti fra gli elementi che le compongono. Altrimenti sono composizioni di sagome di rocce e di tronchi arenati e levigati dall’acqua o che ancora esprimono la loro forza vitale, su cui si accoccola, a volte incerta, una sinuosa figura femminile. In queste composizioni emergono analogie di linee e contrasti di superfici.

Diverse e inconsuete le composizioni ottenute da punti di vista zenitali di un terreno da golf, dove il disegno dell’uomo ordina la natura perché soddisfi le esigenze del gioco, che qui però sono ignorate per coglierne invece le configurazioni cromatiche e le forme sinuose.

In ognuna delle sue fotografie Luciano presenta al nostro sguardo le relazioni che il proprio sguardo ha colto ed estratto dal paesaggio prima ancora che appaiano come entità distinte - alberi, corpi, pendii, sentieri, aiuole, cespugli, pozze e ombre – e invece svelino le proprie qualità visive, siano immagini.

Guido Galesso  – Padova, giugno 2021

Sull'artista

Luciano Tomasin é nato a Tripoli (Libia), dal 1975 risiede in Italia.

Dopo gli studi all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, nel 1982 comincia la sua carriera di fotografo creativo e regista, partecipando a importanti campagne pubblicitarie. Collabora come fotoreporter con l’Agenzia Contrasto a Roma e Milano. 

Mostre personali: “Houston Texas Fotofest Biennale” – Amsterdam Photo – “Torino Fotografia Biennale” – “Arles Francia Incontri Internazionali di fotografia”, “Biennale di Friburgo” e “Biennale Bilbao Spagna” – personali a Padova, Roma, Firenze, Milano, Parigi, Amsterdam, Tokyo, New York. Collezioni permanenti: “Dare Avere” di Franco Fontana – “Kendamy Photogallery” – “Biblioteque Nationale del Paris” – “Goro Kuramokj International Tokyo” –“ Museum Cornell University” New York.
www.lucianotomasinstudio.com