"Tensioni"

Laura Panno

Mostra fotografica

Tensioni locandina

Sulla mostra
Venerdì 3 maggio alle ore 18.30 si inaugura a Barco Teatro l'ultima mostra della I parte della stagione 2024, dedicata all’arte fotografica di Laura Panno, filmmaker e fotografa indipendente, dalla formazione eterogenea (dall’architettura, all’interaction design, alla fotografia).
La mostra verrà inaugurata in presenza dell'autrice e con una presentazione a cura del critico d'arte Guido Galesso.
Rimarrà visibile esclusivamente durante gli appuntamenti della stagione di spettacoli ed eventi sino a settembre  2024.
Ingresso gratuito.

www.laurapanno.net

E pur io vivo.
L’opera fotografica di Laura Panno è intrisa di una doppia tensione, generata da un evento che segna una svolta nella sua vita, devia il suo sè, l'identità data, e le fa iniziare una vita inedita. Una svolta che, nell'istante, modifica inesorabilmente il previsto e l'atteso, le dischiude e le illumina un campo di possibilità sospingendola a trascendere se stessa.

Nella fotografia, dopo dieci anni dall’evento, ha trovato espressione l'apertura esistenziale dell’autrice, investita in una forma che ne rappresenta e coglie le tensioni. Tensioni che “con-vengono” in quanto intrinseche al mezzo, la fotografia stessa, e al soggetto, il corpo. In entrambi è la presenza del tempo, implicita ed esplicita, a generare tensione e senso.

Nelle fotografie l’autrice predilige il bianco e nero, riduce drasticamente la varietà dell’indeterminata gamma cromatica offerta dalla natura, così converge verso l’interiorità, il luogo dove vivono le tensioni che si proiettano in un moto centrifugo verso l’esterno. Laura immerge i corpi nell’oscurità dove esprimono la loro inesauribile permanente materialità statuaria e però nega la stasi di una mortifera perfezione assoluta,  subito trascesa. Oltre i propri e altrui limiti definiti i corpi si proiettano verso una indeterminata possibilità. Figure diafane i corpi si proiettano in inesauribile impermanente tensione verso l’altro, verso un altro senso, si trattengono a sé e si espandono altrove.

La fotografia è una macchina del tempo, che fissa e porta alla presenza un’immagine del passato, inevitabilmente trascorsa e quindi assente. La fotografia è protesa verso l’istantaneo, verso l’attimo sottratto al flusso inarrestabile del tempo infinito. Quando l’esposizione si protrae per una frazione di tempo la riduce allo spazio di un istante, che trattiene ed esibisce il movimento al nostro sguardo. La fotografia è un medium, come ogni immagine intesa come “ri-presentazione” di altro da sé; è paradossale perché porta, come nella leggenda della Fanciulla di Corinto, l'assente all’illusoria immediata presenza e perché trattiene nello spazio finito il flusso del tempo indeterminato.

Il corpo è il luogo dell’identità, su cui si instaura la percezione dell’io permanente nel flusso del tempo: io sento che sono, qui e ora, come ero e sarò, nel tempo presente come in quello passato e futuro, finché avrò tempo e sarò nel tempo. E pure il corpo si protende nel tempo e nel tempo misura la propria caducità e al contempo le proprie potenzialità; nel flusso ininterrotto del tempo misura la propria permanenza e contemporaneamente la propria impermanenza.

Il corpo aspira all’eternità, a un luogo dove il tempo non scorre? Il corpo si protende verso l’uscita dal tempo? Ma ecco l’ulteriore paradosso: la propria vita è nel tempo, nelle tensioni che la animano e gettano oltre, nella vitale tensione fra morte e vita.

Guido Galesso